Disturbi somatoformi

I disturbi somatoformi comprendono forme cliniche accomunate dalla presenza di sintomi fisici in assenza di reperti organici o meccanismi fisiologici noti, in un’ottica dimensionale, questi disturbi sono il risultato di processi eterogenei e complessi che vedono l’azione di fattori biologici, psicologici e socioculturali.

Secondo il DSM-IV-TR, fanno parte dei disturbi somatoformi:
– disturbo di somatizzazione
– disturbo di conversione
– disturbo da dolore o algico
– ipocondria
– disturbo da dismorfismo corporeo

Il paziente affetto da un disturbo somatoforme si presenta attraverso la sua sofferenza fisica, mostra immediatamente tutte le visite e gli esami diagnostici effettuati in precedenza, raccontando la lunga storia di malattia a cui nessuno riesce a porre rimedio, generalmente, si rivolge al proprio medico di medicina generale e rimane nell’ambito delle cure primarie. La terapia farmacologica, può assumere un ruolo importante, soprattutto nel caso di un sottostante disturbo depressivo, che andrà adeguatamente riconosciuto e trattato. In ogni caso, l’alleanza terapeutica, è anche, in un contesto non specialistico psichiatrico, il punto di partenza per la riuscita del trattamento.
Per questo, una valutazione psicologica costituisce il primo passo per un successivo percorso individualizzato.

Disturbo di somatizzazione

la persona che ne soffre, ha un comportamento caratterizzato da plurime e ricorrenti lamentele somatiche non giustificate da una malattia organica o da un abuso di sostanze, che lo portano a ricorrere frequentemente a visite mediche, esami diagnostici ed ospedalizzazioni, associato ad uno stile di vita caotico, a difficoltà in campo lavorativo e sociale, problemi relazionali. Circa il 75% delle persone con questo disturbo, presentano anche un disturbo depressivo, d’ansia o da attacchi di panico, abuso di sosotanze, la sua prevalenza, infine, varia nel sesso femminile tra lo 0,2% ed il 2%, mentre è minore dello 0,2% tra gli uomini.

Disturbo di conversione

la persona che ne soffre presenta sintomi o deficit neurologici, interessanti l’area sensitiva o motoria, in assenza di una condizione medica generale o di un abuso di sostanze: i sintomi della conversione mimano patologie a carico del sistema nervoso della vita di relazione, come paralisi, perdita di uno dei cinque sensi, anestesia, parestesie, vertigini, paralisi motorie, atonia. Si tratta di un insieme di sintomi che spesso insorgono in seguito ad un evento stressante di vita che ne ha preceduto e favorito la comparsa.

Disturbo da dolore o algico

la persona affetta da questo disturbo presenta una persistenza di sintomi dolorosi che può interesserare diverse parti del corpo, dalla zona addominale, lombare, pelvica, cefalica, in assenza di alterazioni organiche o meccanismi fisiopatologici in atto.Tutto ciò comporta un significativo peggioramento della qualità di vita associato ad un importante deterioramento nell’ambito sociale e lavorativo. Spesso la persona, già è affetta da disturbi dell’umore o disturbi d’ansia, oppure lo stesso disturbo algico può favorire la comparsa di una sintomatologia depressiva o ansiosa come reazione alla persistenza del dolore.

Ipocondria

la persona che ne soffre è afflitta da una persistente paura di essere affetta da una grave malattia, pone un’attenzione esagerata alle funzioni fisiologiche, come l’ascolto del proprio battito cardiaco, il tastarsi l’addome, e vive nella costante apprensione di rilevare anomalie e disfunzioni nel proprio organismo. La persona interpreta vaghe sensazioni fisiche e banali sintomi come segni indicativi di patologie che nessun medico riuscirà a diagnosticare correttamente. L’ipocondriaco vive dunque in uno stato di permanente preoccupazione, di iperattività emotiva e cognitiva che aumenta progressivamente il livello di ansia amplificando le sensazioni somatiche in un circolo che si automantiene.

Disturbo da dismorfismo corporeo

la persona che ne soffre vive un’eccessiva preoccupazione di apparire brutta o deforme, soprattutto per quel che riguarda una precisa parte del corpo. Spesso può trattarsi di un presunto difetto del viso, che seppur presente, appare del tutto sproporzionato al disagio espresso; la persona con questo disturbo, trascorre il tempo osservandosi allo specchio, valutando il prorpio aspetto fisico, non ama incontrare le altre persone, per timore che vedano e giudichino la sua “deformità”, alla quale attribuisce tutte le difficoltà e gli insuccessi della propria vita. Tutto ciò può comportare un importante ritiro sociale, fino all’estremo ricorso a interventi di chirurgia estetica, come tentativo di migliorare la propria immagine.

 
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