• Asilo Nido: falsi miti, vantaggi per lo sviluppo e inserimento graduale

    gioco_asilonido_300x200L’accudimento dei bambini nella fascia 0-3 anni è una fase delicata e complessa che richiede amore e attenzioni ma, anche, conoscenze adeguate delle specifiche esigenze caratterizzanti i primi anni di vita. Nonostante la funzionalità della diade madre-bambino (o caregiver di riferimento) sia l’elemento prioritario di partenza per un sano sviluppo, bisogna fare i conti con l’importanza di poter usufruire di punti di riferimento esterni positivi, che hanno funzione di risorsa di aiuto, sostegno e rinforzo delle potenzialità sia del bambino che della famiglia.

    Oltre a ricorrere all’aiuto di baby sitter, tate e nonni, iscrivere i figli all’asilo nido sta diventando, ormai da molti anni, la scelta prioritaria di molti genitori!

    I vantaggi nel frequentare l’asilo nido sono molteplici ma, prima di elencarli, è bene sottolineare come alcuni pregiudizi e falsi miti possano portare il genitore a preferire soluzioni più limitanti per lo sviluppo psicofisico o più impegnative economicamente. Tra i falsi miti e i pregiudizi più comuni sull’utilizzo del nido come risorsa, troviamo:

    • “il bambino si ammala troppo spesso”;
    • “il bambino piccolo tanto ancora  non socializza”;
    • “meglio il rapporto uno a uno con un nonno o una baby sitter perché ha più attenzioni”;
    • “non mi fido degli estranei”

    Per quanto sia comprensibile che la preoccupazione primaria genitoriale (fisiologica e sana) porti a delle resistenze nel delegare a terzi alcune forme di accudimento, credo sia importante sfatare questi luoghi comuni e mettere in risalto i vantaggi che si possono ricevere scegliendo il nido come risorsa preferenziale.

    • Il bambino piccolo può ammalarsi in vari luoghi e contesti. Può succedere che i bambini che frequentano l’asilo nido nel corso dei primi 2 anni di vita siano più esposti ad alcuni virus (ma non è sempre così!). In realtà, però, questa esposizione più precoce aiuta il bambino piccolo ad acquisire un’immunità che determinerà un minor numero di infezioni e altre malattie in età scolare (fonte: issasalute.it)
    • I bambini cominciano una vera e propria socializzazione con i pari verso i 3 anni di età mentre prima si parla di pre -socializzazione. Questa fase è molto importante perché il graduale distacco dai genitori aiuta il bambino piccolo a sviluppare la fiducia anche verso alti riferimenti esterni, lo abitua al confronto con altri bambini, lo espone a piccole ma indispensabili frustrazioni che serviranno in futuro a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e dei propri limiti e, quindi, una maggiore autonomia. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che i bambini che hanno frequentato il nido si dimostrano più estroversi e più predisposti alla vera e propria socializzazione durante la scuola dell’infanzia (fonte: issasalute.it)
    • Nonni e baby sitter sono ottime risorse ma il rapporto uno a uno non sempre aiuta il bambino a sviluppare le competenze di pre-socializzazione descritte sopra. Come già esposto, il confronto con i pari e con figure di riferimento esterne aiuta a sviluppare una maggior fiducia verso il mondo al di fuori del proprio nucleo familiare e aumenta, già nei primi anni, le abilità di problem solving nella gestione dei piccoli conflitti. Avere tutta l’attenzione di un adulto focalizzata su di sé, per quanto rassicurante per il genitore, non sempre è un bene per il bambino che, invece, ha il potenziale per poter sperimentare in autonomia (ovviamente supervisionato dalle educatrici) e quindi imparare più velocemente a sentirsi efficace nei vari contesti in cui si trova.
    • La fiducia del genitore che affida il proprio figlio è fondamentale per la serenità di tutti i componenti coinvolti. Pertanto, è sempre bene scegliere il nido in base ad alcune caratteristiche essenziali che hanno a che fare, in primis, con l’aspetto relazionale (oltre che gestionale e formativo) dello staff che si occuperà del bambino. La relazione è la base della crescita e il genitore deve sentirsi a proprio agio nel comunicare con gli educatori, deve essere informato costantemente e deve aver svolto insieme al proprio bambino un periodo di inserimento graduale utile per valutare il funzionamento della struttura, le modalità di intervento dell’equipe e le reazioni del bambino ad un ambiente nuovo.

    Importanza dell’inserimento graduale

     

    Come per tutte le nuove esperienze, anche l’inserimento all’asilo nido richiede dei tempi di ambientamento. Questo passaggio di “abituazione” è utile a tutti: anche in età adulta abbiamo bisogno di tempo per ambientarci in posti nuovi, quindi ancor di più assume una validità per il bambino piccolo. L’inserimento graduale può esser visto da alcuni genitori, presi dai mille impegni lavorativi, come una perdita di tempo. Può succedere che il bambino non pianga nel momento del distacco e quindi vi è l’illusione che non sia così traumatico. Ogni bimbo, però, ha bisogno di tempo per perlustrare il campo in cui si muoverà e deve sapere che in quel luogo, così interessante e pieno di stimoli, sia prima entrato un genitore a fargli capire che si tratta di un posto sicuro. Tutti i bambini, anche quelli che ostentano maggior sicurezza, necessitano del contenimento e del filtro genitoriale quindi la presenza del genitore in struttura per qualche ora nella prima fase diventa un rituale iniziale che assume un significato molto importante.

    Può succedere anche il contrario, ovvero che il bimbo pianga senza sosta e che non riesca a distaccarsi dalla figura genitoriale. In questi casi la pazienza è l’elemento chiave che tutti gli adulti devono utilizzare per superare al meglio questo passaggio di interiorizzazione, senza fretta né pregiudizi. Un buon inserimento iniziale, personalizzato in base alle esigenze del bambino, è garanzia per un buon percorso!

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