• Difficoltà a delegare, ipercontrollo e mancanza di fiducia

    Magritte - Ritratto di Stephy Langui, René Magritte, 1961 640 okQuando si tiene molto ad una persona o ad una situazione, ci può essere la tendenza a voler avere tutto sotto controllo, ovvero la necessità di conoscere ogni particolare e reazione possibili in un determinato campo d’azione, vivendo come un’invasione l’intervento di altre persone.

    Questo può accadere in vari contesti: in famiglia, dove un genitore può ricoprire il ruolo di gestore universale e indiscusso di tutto ciò che concerne la vita dei figli, mettendo in ombra l’altra figura genitoriale o temendo l’intrusione di altre figure di riferimento (nonni, baby sitter, insegnanti); nelle relazioni sentimentali, quando uno dei due partner esercita un controllo quasi ossessivo sull’altro rifiutando la sua autonomia e individualità per paura di perdere la persona amata; nell’ambito lavorativo, dove la difficoltà a fidarsi dei colleghi può determinare un sovraccarico, pur di non delegare ad altri mansioni che si preferisce gestire in prima persona.

    L’ipercontrollo e la difficoltà di delegare vanno spesso di pari passo anche con la fiducia. Lì dove vi è il bisogno di controllare ci sarà, ovviamente, il rifiuto di farsi aiutare e una carente di fiducia nei confronti del mondo esterno.

    Potrebbe sembrare un paradosso, ma le persone che non si fidano degli altri, pur mostrando una prontezza d’intervento e una meticolosità nel gestire alcune situazioni, in realtà percepiscono scarsa fiducia anche in loro stessi. L’ossessione del controllo è spesso il frutto di una insicurezza di base e di problemi di autostima che non permettono di adagiarsi sulle proprie certezze. E’ come se la persona ipercontrollante abbia interiorizzato un senso di sciagura o di disordine generale per cui è necessario rimanere sempre “in guardia” e attivare modalità di “riordino” con l’illusione di avere un potere su situazioni che potrebbero divenire all’improvviso ingestibili (illusione dell’onnipotenza).

    E’ interessante notare come le persone ipercontrollanti, che sono anche molto previdenti e lungimiranti, utilizzino spesso queste espressioni: “per sicurezza”, “non si sa mai”, “meglio che ci penso io”, “lascia fare a me”, “meglio non fidarsi troppo”, “un controllo in più non fa mai male”, “nel dubbio…”. Tutti questi modi di esprimersi, contestualizzati in situazioni che potrebbero anche non richiedere interventi troppo mirati, svelano una insicurezza di fondo e soprattutto la paura che qualcosa potrebbe andare storto. Per tale motivo, anche chi mostra una certa apparente sicurezza e una capacità di risoluzione dei problemi, avrà la convinzione di base che il suo impegno è necessario ed insostituibile -pena la catastrofe come conseguenza-  e vivrà ogni responsabilità e presa in carico, con un’alta quota di ansia (iper responsabilizzazione).

     Si potrebbe pensare che, chi ha resistenze a fidarsi di se stesso, tenda ad appoggiarsi all’altro. Questo è vero nelle personalità particolarmente dipendenti, dove nella storia infantile è sempre stata presente una figura di riferimento che non ha permesso lo sviluppo dell’autonomia e che ha avuto funzione, appunto, di gestire tutti gli aspetti della vita del figlio, il quale in età adulta proseguirà nel cercare il sostegno altrui in ogni occasione. Chi, invece, presenta la caratteristica dell’ipercontrollo e, quindi, tende a rifiutare l’aiuto altrui o a svalutarlo, spesso ha avuto figure genitoriali che hanno anticipato l’autonomia, coinvolgendo il figlio piccolo nella gestione di situazioni pratiche o emotive che richiedono competenze adulte.

    Questa modalità è definita “adultizzazione del bambino”: adultizzare un bambino significa renderlo apparentemente grande, affidargli competenze tipiche di una persona già matura intellettivamente ed affettivamente. Spesso si tratta di bimbi molto esposti a situazioni critiche, oppure di bambini abituati a comportarsi e ad “atteggiarsi” in maniera abituale come dei modelli adulti. L’adultizzazione non permette al bambino di sentirsi contenuto e di vivere la propria infanzia. L’infante acquisisce solo superficialmente delle abilità tipicamente adulte e non interiorizza il senso di contenimento da parte dell’adulto il quale, invece, lo invita ad essere indipendente e a farsi carico di situazioni complesse, inadeguate rispetto agli strumenti emotivi e cognitivi che normalmente si possiedono nell’infanzia. Facciamo un esempio per comprendere meglio il nesso che può esservi con l’ipercontrollo e la mancanza di fiducia in età adulta: un genitore che non vuole prendersi piena responsabilità del figlio piccolo può aspettarsi che il bambino non gli crei problemi, che sia sempre “giudizioso” e responsabile, vivendo un normale capriccio, ad esempio, con estremo stress. I bambini tendono a colludere con le figure di riferimento amate e ad assecondare le aspettative inconsce del genitore. Se l’adulto vivrà con ansia la gestione di alcune problematiche familiari e avrà l’aspettativa (patologica) che il figlio funga da risolutore, rifiutando, quindi, di riconoscergli il diritto di persona fisiologicamente più fragile da proteggere, il bambino interiorizzerà la necessità di intervenire per tenere sotto controllo la situazione e non creare altri guai. Svilupperà una certa sensibilità alle situazioni stressogene, poca fiducia nei confronti delle figure di riferimento e un’ansia che lo porterà a percepirsi come risolutore di problemi divenendo, troppo precocemente, il genitore di se stesso.

    Come si può facilmente dedurre, l’instaurarsi di queste convinzioni non facilita un reale sviluppo di autoefficacia poiché si tratta di un adeguamento forzato e difensivo, più che di una sorta di apprendimento guidato ed elaborato nei giusti tempi, attraverso il filtro protettivo da parte dell’adulto.

    Questo scenario rende plausibile ipotizzare che le persone troppo controllanti abbiano anche difficoltà a relazionarsi in maniera autentica, poiché non riescono ad affidarsi all’altro.

    Non essendo sempre semplice comprendere la differenza tra persone effettivamente competenti, con alta autostima e buone capacità di problem solving, dalle persone che, invece, soffrono di ipercontrollo e mancanza di fiducia, ecco un breve elenco delle caratteristiche maggiormente presenti nella seconda condizione, che si presta a diventare un vero e proprio disagio:

    • Non delega mai e se delega o chiede favori tende a dare preventivamente indicazioni precise su come vuole essere aiutato/a, annullando la libertà decisionale di chi offre il proprio sostegno
    • Soffre e prova ansia quando è impossibilitato ad intervenire o a controllare una questione anche banale
    • Ha spesso dubbi sulle abilità degli altri
    • A volte è paranoico/a e pensa sempre al peggio
    • A volte si mostra eccessivamente sicuro/a di se, amplificando e ostentando le proprie competenze
    • Pur volendo intervenire in prima persona ha comunque necessità, in seguito, di trovare conferme esterne positive sul proprio operato

    La realtà non sempre è controllabile e accettare l’imprevedibilità dell’esistenza affidandosi, per quanto possibile, al prossimo e alla casualità di alcuni eventi, rappresenta un buon inizio per riuscire a trovare un equilibrio emotivo. Considerando l’origine precoce di tali dinamiche, chi pensa di soffrire di ipercontrollo, potrà rivolgersi ad uno psicoterapeuta per affrontare in maniera mirata questa esigenza che, a lungo andare, può essere distruttiva per le relazioni affettive e per il proprio stato emotivo.

    Post Tagged with , ,
Comments are closed.