• Scegliere lo psicologo: piccola guida orientativa

    Tra le domande più frequenti che amici e conoscenti mi pongono, spicca quella in cui mi si chiede come è possibile capire se ci si sta rivolgendo al professionista giusto.

     Innanzi tutto è bene chiarire una differenza, nota ormai ai più, ma non sempre così scontata per chi non pratica questo mestiere: nel decidere di iniziare un lavoro su sé stessi, è importante capire se ci si vuole rivolgere ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta.

    Lo psicologo è un professionista laureato in psicologia che ha eseguito un tirocinio obbligatorio di almeno un anno, a seguito del quale ha sostenuto e superato l’esame di Stato, necessario per essere iscritto all’Albo degli Psicologi. Pertanto, un laureato in psicologia, privo di questi requisiti e, quindi non iscritto all’Albo NON è uno psicologo e non può esercitare come tale. Lo psicologo si occupa principalmente di prevenzione, diagnosi (anche attraverso la somministrazione di test), consulenza e sostegno. La consulenza psicologica è una seduta in cui il professionista può esprimere un parere tecnico in base alla sua preparazione ed esperienza clinica e, in base a queste, suggerire il tipo di percorso più adatto per fronteggiare una determinata situazione di disagio. Per sostegno psicologico si intende un percorso circoscritto in un numero limitato di incontri (spesso definito a priori e non superiore a 20 incontri, sebbene sia possibile una flessibilità in base a specifiche esigenze) che hanno come obiettivo il supporto psichico in momenti difficili o particolari della propria esistenza. Il supporto è, il più delle volte, focalizzato alla risoluzione di uno specifico problema e al riattivare le risorse necessarie per superarlo, senza approfondire altri aspetti di vita. Il sostegno psicologico è quindi indicato soprattutto lì dove non siano presenti disturbi particolarmente invalidanti (quali ad esempio depressioni gravi o stati emotivi che influenzano più aree della vita del soggetto).

    Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che, dopo aver conseguito la laurea in psicologia o medicina, aver svolto almeno un anno di tirocinio e aver conseguito l’abilitazione come medico o psicologo, si è formato in una scuola di specializzazione in psicoterapia, della durata di quattro anni. Lo psicoterapeuta, oltre ad effettuare prevenzione, diagnosi, consulenza e sostegno, è abilitato a praticare la psicoterapia. La psicoterapia è un vero e proprio percorso di cura attraverso la parola, i cui obiettivi principali non si limitano alla risoluzione di un determinato problema, ma si prefissano di fornire al soggetto gli spunti per un’evoluzione personale di crescita e autoconsapevolezza.  Lo psicoterapeuta si occupa anche di patologia psichica grave, avvalendosi anche -se necessario- della collaborazione di uno psichiatra che si occuperà della parte farmacologica.

    Una volta orientati sul tipo di percorso da intraprendere, è bene sapere che esistono molti approcci formativi. Per citarne alcuni: psicoanalisi, psicodinamica, terapia della gestalt, terapia cognitivo-comportamentale etc. Sul web è possibile trovare informazioni dettagliate sui tratti distintivi dei vari approcci.

    E’ altrettanto importante sottolineare che non esiste un approccio migliore di un altro, ma che un approccio può funzionare meglio per un determinato paziente e meno bene per un altro.

    Conoscere a grandi linee le caratteristiche dei vari approcci non è indispensabile, ma può aiutare ad orientarsi nella scelta in base alle propensioni e alle credenze di chi si avvicina per la prima volta ad uno studio di psicoterapia.

    Un ulteriore passo da valutare è il mezzo attraverso il quale individuare il professionista cui affidarsi.

    Il passaparola è, solitamente, la via più utilizzata. Rivolgersi ad un professionista che ha già seguito un amico, un conoscente o un parente, può trasmettere una maggior fiducia e apparire più rassicurante, ma gli aspetti “negativi” consistono nel doversi esporre (non tutti vorrebbero far sapere, almeno all’inizio, di essere alla ricerca di un aiuto psicologico) e nella soggettività delle persone a cui si richiede il consiglio, perché -in effetti- un professionista può risultare valido per un individuo, ma può non crearsi la stessa empatia (elemento essenziale) con un’altra persona.

    Online è possibile ormai reperire molti contatti di professionisti psicologi e/o psicoterapeuti. Esistono siti che fungono da vetrina e permettono all’utente di farsi un’idea generale sia dell’approccio seguito dal professionista che delle problematiche maggiormente trattate. Inoltre, se si sceglie questa strada, sarà possibile filtrare facilmente i contenuti in base alla zona in cui si trova lo studio o altri parametri di preferenza non necessariamente decisivi per il paziente. In ogni caso, si tratta di una presentazione virtuale e, comunque, sarà durante la prima seduta che il paziente riuscirà a valutare davvero le proprie sensazioni e, quindi, a confermare o rivedere la scelta del professionista cui chiedere aiuto.

    Un altro metodo può essere quello di affidarsi al suggerimento di un altro professionista. A maggior ragione il consiglio di un esperto può risultare rassicurante ma, anche in questo caso, può subentrare una certa quota di soggettività.

    Tutte e tre le modalità presentano alcuni vantaggi ma anche alcune insidie. Pertanto, è necessario effettuare almeno un primo colloquio per riuscire a capire se ci si sente a proprio agio e se vi è la possibilità di intraprendere un lavoro insieme.

    Al di là del mezzo scelto per individuare lo psicologo o lo psicoterapeuta cui affidarsi, per capire se stiamo facendo una “buona” scelta è necessario porsi alcune domande e valutare i seguenti aspetti (dopo aver effettuato il primo colloquio):

    -Impressione iniziale: ho avuto una impressione piacevole? Ho trovato un ambiente e un clima emotivo accoglienti? Ho percepito una “curiosità” nell’andare avanti?

    -Accordi sul setting: ritengo fattibile mantenere gli accordi e il setting (orari, onorario, giorno stabilito, zona da raggiungere)? In caso contrario, perché? Vi è la possibilità di trovare un accordo differente in base alle mie esigenze e a quelle del professionista?

    -Chiarezza delle informazioni: il professionista ha risposto alle mie domande con chiarezza e onestà? Mi ha fatto firmare il consenso informato per la privacy (obbligatorio dal 29 agosto 2017)?

    Se avete risposto affermativamente a queste tre domande, probabilmente, avete fatto una scelta coerente con quelle che dovrebbero essere, almeno inizialmente, le vostre necessità. E’ importante ricordare, infine, che la relazione psicologo-psicoterapeuta/paziente è una relazione unica e va valutata strada facendo, in base al lavoro che si svolgerà insieme, ai frutti che darà e a come vi farà sentire. Questi sono soltanto suggerimenti orientativi per una scelta iniziale.

     

     

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