Domande e Risposte

FINE DI UNA STORIA, COME RICOMINCIARE?

Buongiorno Dottoressa,
scrivo sperando che Lei possa consigliarmi. Le riporto brevemente la mia storia: ho 21 anni e, fino a tre mesi fa, stavo insieme ad una mia coetanea conosciuta all’università. Siamo stati insieme per due anni e, prima di lei, a parte una breve parentesi al liceo con una ragazza con la quale ci fu solo qualche bacio e due tentativi di approcci più intimi, non avevo mai avuto un vero e proprio rapporto sessuale. Sono sempre stato timido, molto studioso ma comunque riuscivo ad essere integrato nel gruppo classe, poco numeroso e composto per lo più da ragazzi con temperamento tranquillo. Questo mi permetteva di vivere con serenità il fatto di non risultare molto scaltro con l’altro sesso. Arrivato all’università, durante un corso, conosco quella che poi sarebbe diventata la mia prima vera ragazza. Fu lei ad avvicinarsi per chiedermi informazioni sulle lezioni. Si accese una sigaretta e cominciò a parlare mostrandosi fin da subito amichevole. Dopo un po’ che parlavamo mi chiese di incontrarci il giorno dopo per andare ad acquistare dei libri per l’esame da preparare. La cosa mi stupì e mi imbarazzò, ma accettai e il giorno dopo ci incontrammo. Da quel momento in poi cominciammo a vederci con regolarità alle lezioni, a studiare insieme in biblioteca, a sentirci telefonicamente per scambiarci informazioni su esami e lezioni. Lei si mostrava sempre molto aperta, mi raccontava fatti personali. Io ho cominciato a provare attrazione ma ovviamente non le dissi nulla, pensando che non sarei mai stato ricambiato. Con grande sorpresa, invece, fu lei, dopo un paio di mesi, a chiedermi di uscire una sera e, dopo una bella cena, ci baciammo e iniziammo una relazione sentimentale. Io ero al settimo cielo, innamoratissimo e, inizialmente, anche lei. Studiavamo insieme, uscivamo sempre insieme e, raramente, con alcuni amici. Dopo un anno di relazione sono cominciati i problemi perché lei lamentava da parte mia una scarsa iniziativa nei rapporti sessuali e un’eccessiva attenzione allo studio. Inoltre si era creata una sorta di competizione da parte sua, su chi prendesse il voto più alto. Lei cominciò a sostenere che le trasmettevo noia e rabbia allo stesso tempo perché, grazie a lei avevo avuto la possibilità di vivere momenti entusiasmanti, mentre io rimanevo ancorato alle mie abitudini, senza mostrarmi propositivo e disponibile al cambiamento. Insomma, dopo un anno di alti e bassi, decide di lasciarmi. Io soffro molto la sua mancanza ancora oggi, ma non le ho mai manifestato nulla. Ho accettato passivamente la sua decisione ed ho anche dato la disponibilità a mantenere un’amicizia (cosa che in realtà mi pesa molto). Lei non si fa sentire molto e so che sta uscendo con un’altra persona. La cosa mi addolora. Mi sento abbandonato, ferito nel mio orgoglio ma soprattutto sento che, se anche volessi distrarmi con altre ragazze, non sono in grado di approcciare. Forse è vero che è solo grazie a lei che ho avuto la fortuna di poter essere “fidanzato”. Grazie alla sua esuberanza … da solo io non sarei mai stato in grado. Devo aspettare con la speranza che qualcun altro si avvicini a me, per rivivere dei bei momenti? Come mai ho questo blocco? Pensavo anche di iniziare una terapia, un paio di miei amici ne hanno tratto giovamento, ma io sono sempre stato così, non credo si possa cambiare. Però, se al liceo la cosa non mi pesava, adesso che ho perso l’unica relazione vera e intima della mia vita, mi sento privato di qualcosa. Sento che c’è qualcosa di sbagliato in me e che forse ho sprecato l’unica possibilità che avevo per vivere un amore.

Grazie, saluti. 

RISPOSTA

Non posso dare consigli, ma spero di poterle dare qualche spunto di riflessione in riferimento a quanto ha voluto raccontarmi. Innanzitutto, la fine di un amore è quasi sempre, almeno per una delle due parti, un evento doloroso. In alcuni casi, può essere addirittura paragonabile ad un vero e proprio lutto per il senso di perdita irrimediabile che ne consegue. Nel caso specifico, mi scrive che questa è stata la sua “prima vera storia d’amore ed è assolutamente normale che stia provando senso di abbandono, profonda tristezza nonché la sensazione di disorientamento e di insicurezza di fronte a qualcosa che sta affrontando per la prima volta nella sua vita. Attraverso la relazione con questa ragazza ha provato emozioni nuove, si è sentito intimamente ed emotivamente diverso da come era prima, ha dato finalmente voce al bisogno di sentirsi amato, di condivisione, di andare oltre la rassicurante tranquillità che aveva raggiunto in solitudine o nei rapporti con amici e compagni di classe dal temperamento simile al suo. L’incontro con la sua ex fidanzata, esuberante ed entusiasta, l’ha spinta a mettersi in gioco, a lasciarsi trascinare e a lasciare che una parte più nascosta di lei (quella emotiva, appunto) venisse fuori più liberamente rispetto a prima. La fine della vostra relazione sembra l’abbia fatta e continui a farla sentire privato di questa parte, quasi come se la possibilità di provare delle emozioni forti, intense e autentiche le fosse ormai preclusa dall’assenza di questa ragazza. Da questo punto di vista, pensare che l’altra persona sia l’unica ad avere la capacità di smuovere e suscitare le nostre emozioni significa consegnarle le “chiavi” del nostro mondo interno e può creare dipendenze molto forti e pericolosamente disfunzionali. Se ha provato emozioni tanto intense con questa ragazza, sicuramente potrà provarne altre, altrettanto forti con qualcuno che sappia offrirle stimoli adeguati. Inoltre, nonostante avesse la sensazione di aver perso qualcosa di importante, non ha messo in atto nessun tentativo per recuperare la relazione, forse perché la paura del fallimento e di ricevere un rifiuto l’hanno spinta a non esporsi oltre le silenziose e dolorose soluzioni come quella di essere “amico” della sua ex fidanzata. In questo senso, credo che lei possa far tesoro di questa esperienza per comprendere alcuni aspetti della sua personalità ed eventualmente avviare un percorso psicoterapeutico che le consenta di individuare le origini delle difficoltà ad assecondare ed esprimere i suoi bisogni e di trovare nuove strade per superarle. Mi colpisce molto leggere “io sono sempre stato così, non credo si possa cambiare”. L’obiettivo della psicoterapia, ci tengo a precisarlo, non è quello di “cambiare” le persone (che vanno, anzi, rispettate nella loro natura e individualità), ma di aiutarle a valutare la propria situazione fornendo un punto di vista che permetta una visione più ampia e di aiutarle a trovare più facilmente le risorse per far fronte alle problematiche che hanno ripercussioni sul loro benessere e, quindi, sulla loro qualità della vita.

Spero di essere stata utile, un caro saluto.